about

Marco Giovanni Stefanini was born in Berne in 1960.

Always attracted by archaic forms of expression and prehistoric art, he studied first in Rome and then at the Fine Arts Academy of Bologna. His first approach with art is in the worlds of painting and sculpture, passion that is expressed in numerous exhibits where Stefanini’s paintings and sculptures offer a glimpse into the anti-conventional spirit of his study. Towards the end of the 1980s, Stefanini develops a particular attraction to the world of design and the day-to-day; everyday objects take shape in stone, wood, iron and glass. Among the personal and collective exhibits in this period, the most remarkable is the one published in the Design magazine INTERNI which marks Stefanini’s official entrance into the world of innovative creativity. After founding the Interno Gallery for young artists and DumDum and, as partner and artistic director, the Art CadП Escandalo literary circle in Parma he arrives, after years of reflection, in the Dilmos space in Milan, exhibiting his objets and furnishings to this day and participating in the Furniture Exhibition.

At the same time, since the beginning of the 1990s, he has engaged in important collaborations with the Flos design office of Breschia and on various projects with his friend, singer/songwriter Vinicio Capossela, among which is the cover and insert for the CD “Il Ballo di San Vito.”

Thus, great versatility up to this moment in the artistic life of Stefanini, but the real masterpiece, the true stroke of genius is the recovery and restoration of an aqueduct from 1915, which became the artist’s home and artistic cradle and in which travel, the artist’s single source of inspiration, the balance between raw material and artistic creation, and a sort of ethereal minimalism come together to create what TF1 (French Television), in a report from 2002, defines one of the most beautiful homes in the world, an observation that is echoed in a spread in INTERNI magazine from July 2004 in which the aqueduct house is shown in all of its expression. In short, if Stefanini’s body of work ranges from manual Amazonic culture to the eco-architecture of his masterpiece, we can say that his creations make this artist unique in his consistency and constant process of expressive discovery and move him beyond every trend or market. Perhaps this is why he produces exclusively one-of-a-kind works.

Stefanini does not repeat himself.

 

Stefanini Marco Giovanni nasce a Berna nel 1960.

La passione per le arti decorative e la pittura lo porteranno in Italia a studiare, prima a Roma, poi a Bologna, all’Accademia di Belle Arti.

Sempre a Bologna negli stessi anni parteciperà alla Biennale Giovani dell’Europa Mediterranea; esporrà in diverse gallerie di Genova, e Parma con mostre di pittura e design. Questa prima fase di studio può dirsi caratterizzata, attraverso la pittura e la scultura, da un’attenta analisi e ricerca sulle forme di espressione arcaiche dell’arte preistorica.

Mentre alla fine degli ‘80 i suoi interessi spaziano verso nuove esperienze, forme di espressione e produzione artistica nuove segneranno un passaggio verso il mondo del design; questa nuova forma di espressione pare rispondere ad una ricerca dove l’arte diventa protagonista del quotidiano.

Pietra, legno, ferro e vetro sono le nuove materie da cui prenderanno forma i suoi oggetti d’arte; i tavoli, le sedie, le lampade sono, in questo momento, il risultato di un equilibrio inscindibile tra uomo e natura che potremmo definire meglio come una sorta di minimalismo espressivo.

Sempre in questi anni esperienze in campo culturale segnano la sua sensibilità; lo vedremo dapprima come co-fondatore della Galleria INTERNO e DUMDUM a Bologna, uno spazio in cui i giovani artisti hanno la possibilità di esporre e poi come socio fondatore e direttore artistico del circolo letterario ART CAFE’ ESCANDALO a Parma, dove si propone un nuovo modo di fare arte attraverso esposizioni, letture, musica.

Anni, questi di grande riflessione, ricerca e lavoro che lo porteranno ad essere artista nell’importante spazio Dilmos di Milano, esponendo ancora oggi prototipi d’autore; inoltre da inizio anni ‘90 vengono portate avanti importanti collaborazioni con l’Ufficio Progetti Flos di Brescia.

Grande collaborazione da anni e studio per le copertine del musicista Vinicio Capossela confermano la poliedricità a tutto campo di questo talento.

Un colossale progetto di restauro è stato per lungo tempo il solo protagonista dell’ incessante ricerca progettuale dell’artista; un acquedotto del 1915 è divenuto ora lo spazio di confine tra l’opera di DUMDUM ed il resto del mondo. Creazione, questa, in cui la struttura architettonica originaria rimane in perfetta armonia con la campagna circostante lasciando spazio, al suo interno, ad una diversa dimensione, o luogo di viaggio ed esperienza in cui sia possibile vivere.

Considerato come un vero capolavoro artistico degno di nota: la Televione Francese TF1 ha per lui filmato un servizio molto importante che la ricordava come tra le case più belle del mondo. Mentre un prestigioso servizio su INTERNI, apparso nel mese di luglio 2004, mostra l’interno della casa-acquedotto in tutta la sua espressione.

Ora, dopo questa fondamentale esperienza, dal design la sua attenzione pare essere più vicina all’architettura. Anche all’interno della sua casa il minimalismo sembra predominare sul decoro fine a se stesso, il bello ora diventa solo specifica funzione d’uso e non inutile consumo.

I suoi oggetti d’arte, sempre realizzati in unico esemplare o serie limitata sono ora, più che mai, nati da una equilibrita fusione tra la materia prima e la creazione artistica.

Ma la passione che da sempre ha segnato il suo lungo percorso esperienziale e conoscitivo è il viaggio, da cui ogni volta attinge ispirazione e consiglio per le sue innovative proposte.

Fortemente legato alla cultura manuale dell’arte amazzonica, per la sua capacità di costruire senza distruggere e dall’arte antica giapponese per l’organizzazione degli spazi interni; possiamo ora affermare che la sua creazione spinga il fruitore oltre i possibili confini delle quotidiane proposte di tendenza.